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Trivelle a Licata – Com’è andata a finire?

Una battaglia che ci sta a cuore, quella condotta dai licatesi contro il rischio delle trivellazioni.
Trivellazioni che, come abbiamo più volte ribadito, non portano nessun beneficio alla nostra città, semmai solo danni, con la perdita di posti di lavoro oltre che rischi per la salute.
 




 
Ieri a Roma si è svolta l’assemblea generale degli azionisti di ENI, presente anche rappresentati del comitato NoTriv di Licata. 
Ai vertici di ENI sono state poste alcune domande, tra cui: aggiornamenti sullo stato dei lavori, sul rispetto delle prescrizioni ministeriali a seguito della Valutazione di impatto ambientale, sulle numerose modifiche apportate rispetto al progetto originario, sul perché della rinuncia allo sfruttamento del campo Panda, sugli aspetti economico-finanziari, sul rapporto costi-benefici, e sul se, e in che misura, fosse stata affrontata la questione dell’impatto sull’economia dei territori coinvolti. Da ENI risposte evasive che denotano anche idee parecchio confuse sul progetto in se stesso, sullo stato dei lavori e sui tempi di realizzazione degli stessi, sui benefici previsti a fronte di un investimento di 850 milioni.
 




 
L’offshore ibleo nasce, come riportato nel comunicato del comitato NoTriv di Licata, “dall’esigenza di mantenere un presidio sui nostri terrori, in modo che i petrolieri continuino a far sentire la loro presenza alle comunità locali e per motivi di natura meramente speculativa, in una prospettiva i cui benefici economici sono tutti da dimostrare, mentre certo è l’impatto devastante sull’ambiente e sull’economia dell’area”.

Le battaglie condotte dai licatesi non sono state dunque vane, anzi è proprio grazie alla mobilitazione di tutta la città che il progetto si trovi ancora in una fase confusionale, motivo per cui occorre non abbassare la guardia, perché solo così riusciremo a salvare il nostro mare. E proprio in quest’ottica, a breve il comitato NoTriv organizzerà altre iniziative.

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