La festa dei morti in Sicilia – Storia e tradizioni

“Dolcetto o scherzetto” è un qualcosa che in Sicilia non riusciamo (per fortuna) proprio ad accettare.
Nella nostra regione, e non solo, esistono infatti millenarie tradizioni legate soprattutto alla commemorazione dei morti, e come accade in ogni ricorrenza, si associa un cibo tipico.
Generazioni di siciliani sono cresciute con la frutta Martorana e i Pupi di zucchero, portati assieme ai giocattoli la notte tra l’1 e il 2 novembre dalle anime dei parenti defunti.

Un culto che ha origini molto antiche e che accomuna periodi e culture diverse: Dai Romani ai Celti, dalle popolazioni del Messico alla Cina.
E sono i culti pagani, soprattutto quelli celtici, a trovare diffusione tra le popolazioni e in contrasto a questo rituale, dove appunto la notte tra il 31 ottobre ed l’1 novembre si commemoravano le anime dei defunti, la chiesa Cattolica decise di spostare al primo novembre la festa di Tutti i Santi (prima si festeggiava il 13 maggio), in modo da dare un nuovo significato a questo periodo dell’anno.
Il culto dei morti diventa ufficialmente celebrato dalla chiesa Cattolica nel 998.

Anche a Licata, come nel resto della Sicilia, il culto dei morti è stato associato ai regali per i bambini e alla frutta Martorana, oggi inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani e riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale siciliano.

La frutta Martorana, dolce di zucchero e farina di mandorle, ha una storia antica.
Prende il nome dal convento della Martorana a Palermo, dove la ricetta fu realizzata per la prima volta dalle suore intorno al 1200.
Il motivo scatenante (qui siamo nella leggenda) fu la visita che il vescovo volle fare al convento, dove si vocifera si trovasse uno dei giardini più belli di Palermo.
La visita avvenne proprio il primo novembre, ed essendo autunno gli alberi erano spogli. Fu a questo punto che le suore decisero di creare dei frutti con la pasta di mandorla come ornamento.

 

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