Il liberty a Licata – Le testimonianze

Foto antica di Via Santa Maria a Licata

Il liberty a Licata – Un po’ di storia

L’Art Nouveau (Arte Nuova, in francese) è stata una filosofia e uno stile artistico che interessò le arti figurative, l’architettura e le arti applicate.

Essa ha avuto origine e si diffuse in Europa tra il 1890 e il primo decennio del Novecento. Il movimento, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francese, assume localmente nomi diversi ma dal significato di fondo molto simile.

In Italia si diffonderà inizialmente con il nome di Arte Nuova o Stile Floreale, ma successivamente sarà noto come Liberty, denominazione presa dai magazzini inglesi di Arthur Lasenby Liberty.

Il Liberty si sviluppò soprattutto nel settore delle arti decorative ed è caratterizzato dalle linee sinuose dei soggetti, sia nelle pitture sia negli oggetti in ferro battuto, che nei mobili.

Un forte impulso venne dato dall’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna tenutasi a Torino nel 1902.

In particolare, in Sicilia grande rilievo ha la figura dell’architetto Ernesto Basile, (Palermo 1857-1932), figlio del famoso Giovan Battista Filippo Basile (ideatore del Teatro Massimo di Palermo), che studia prima le forme dell’arte siculo – normanna e rinascimentale per approdare poi all’Art Nouveau. Sono di questo periodo i suoi lavori alla Villa Igiea (ove realizza una bellissima decorazione floreale per la sala da pranzo), al Caffè Ferraglia a Roma ed in alcune ville palermitane, tra cui ricordiamo Villino Favarolo, Villino Ida (abitazione dell’architetto) e Villa Florio.

Basile si dedica inoltre alla creazione di motivi decorativi per tessuti e mobili, infatti collaborò in maniera molto attiva con la ditta palermitana Ducrot, famosa per i suoi mobili di stampo moderno.

Testimonianza del Liberty in Sicilia vi è anche nelle città di Trapani con il Palazzo Ferrante, Enna con il Palazzo Militello, Catania con il Palazzo Manganelli e il Teatro Sangiorgi, Messina con il Villino delle Rondini e il Palazzo della Dogana, e nel ragusano con il Palazzo Bruno di Belmonte a Ispica.

Licata in quel periodo stava vivendo il momento più florido che abbia mai vissuto, in quanto già dalla fine del XIX sec., grazie al suo porto commerciale, assunse un ruolo che si può definire strategico per la crescita dell’intera provincia di Agrigento, sia per la commercializzazione dei prodotti agricoli, che soprattutto per l’esportazione dello zolfo.

Dato questo nuovo stile di vita molto più agiato, nasce tra le famiglie più facoltose della città la “moda” delle residenze estive, che erano costruite sulle colline vicine al centro urbano, facendo sorgere così a loro insaputa, una delle più belle e suggestive zone che la città può vantare, il “Parco delle ville Liberty”, che si estende per tutta la zona della “Montagna”.

In questo luogo sorgono così la villa Sapio-Rumbolo; Urso; Verderame oggi Bosa; Verderame; La Lumia; Navarra, e tante altre architetture minori, di pari splendore, sorte sempre in quel periodo storico.

Nel centro della città sorgono invece i palazzi o le case delle famiglie più agiate di Licata, tra queste ricordiamo la palazzina Todaro-Agosta, la palazzina Matteo Vecchio Verderame, le palazzine Re Grillo una in p.zza Elena e l’altra in via Santa Maria (ormai totalmente deturpata), la casa Biondi e la casa Bosio, il palazzo Liotta; Verderame-Navarra; Ubaldini, Sapio; Navarra; Pontillo, e tante altre architetture minori che anche in questo caso hanno comunque pari splendore.

Assieme a queste vengono pure costruite, nello stesso periodo, alcune architetture per scopi pubblici come il noto palazzo municipale di Ernesto Basile, il teatro Re-Grillo progettato dall’omonimo geometra e la dogana progettata dall’ingegnere Antonino Re.

 

Di Antonio Aiesi