Come i licatesi si difendevano dagli attacchi dal mare

Pochi giorni fa abbiamo ricordato il devastante attacco subito da Licata l’11 luglio 1553 da parte della flotta franco-turca.
In quel periodo erano frequenti le invasioni, soprattutto ai danni delle città costiere. Occorreva quindi difendersi, motivo per cui lungo tutta la costa vennero costruite torri di avvistamento da cui era possibile scorgere in tempo le flotte nemiche e dare l’allarme. Diverse furono quelle costruite a Licata, alcune hanno resistito ai secoli ed ancora oggi sono visibili.
Da Torre di Gaffe a Torre San Nicola, alla torre di avvistamento sita sulla sommità del monte Sant’Angelo, dove oggi sorge l’omonimo castello, a diversi punti di osservazioni dislocate sulle alture della città.
La cinta muraria all’interno del quale si sviluppava la città da sola non riusciva a tenere lontani i nemici, dare l’allarme in tempo era il modo migliore per mettere in salvo la popolazione.
Esigenza che fu messa nero su bianco da un bando ad hoc, voluto dal Vicerè Enrique de Guzmàn y Ribera e indirizzato alle città fortificate, tra cui Licata.
 




 
Nel bando, datato 30 aprile 1592, si ordinava l’adozione di misure di sicurezza, necessarie soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate, periodo in cui più frequenti erano gli attacchi.
Le torri di avvistamento dovevano essere perennemente presidiate da “guardie extraordinarie”, il loro compito era quello di avvisare con segnali di fumo (di giorno) e l’accensione di fuochi (di notte) la presenza di vascelli turchi pronti all’assalto. In caso di pericolo era obbligatorio inviare dei corrieri (entro due ore dall’avvistamento) in modo da poter avvisare in tempo le altre città e mettere al sicuro la popolazione. Nel caso di negligenze venivano imposte delle sanzioni.

Metodi di sicurezza che oggi ci fanno sorridere, ma che in quel tempo hanno contribuito a salvare città ma soprattutto vite.

Le informazioni sono tratte dalla pagina facebook del Fondo Librario Antico di Licata

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